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Giarre (30.000 abitanti) è situata in provincia di Catania, ad un passo dalle assolate spiagge del mar Jonio e dalle nevi dell'Etna. L'agricoltura, l'artigianato e il commercio sono da sempre stati i pilastri dell'economia cittadina. La sua posizione a metà strada tra Catania e Messina e la sua centralità di un vasto hinterland composto da floridissime cittadine (Riposto, Mascali, Sant'Alfio, Milo, Fiumefreddo di Sicilia e via via fino a Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Calatabiano e dall'altro versante, Santa Venerina, Zafferana Etnea) ne hanno esaltato la naturale vocazione di comune leader della zona Jonico-etnea settentrionale.
Giarre non ha nobili ed antichissime origini ... Potrebbe comunque trovare come progenitrice Kallipolis, città greca fondata nel VII secolo a.C. e distrutta dall'esercito di Ippocrate da Gela nel V secolo a.C.. Non abbiamo riferimenti certi, bensi esclusivamente delle congetture, suffragate, peraltro, da alcuni rinvenimenti archeologici. Per tentare di individuare l'antico sito della città seguiamo gli studi effettuati dai ricercatori; procediamo per esclusione tra quelli indicati nel corso degli anni. Alcuni scarterebbero la zona di Gallodoro (a nord di Taormina) in quanto i Calcidesi di Naxos sicuramente non avrebbero scelto un posto cosi accidentato. Sarebbero da scartare sia il territorio di Calatabiano per la estrema vicinanza con la stessa Naxos sia anche la zona di Mascali - Fondachello - Carrabba perché, in quel tempo, acquitrinosa. Sembrerebbe resistere, invece, unicamente l'ipotesi che Kallipolis (bella città, in greco) si trovasse nel territorio dell'odierna Giarre perché vicina ad un corso d'acqua (lato sud del torrente Macchia), vicina al mare utile per i commerci, su di un terreno adatto per l'agricoltura e per il pascolo e soprattutto nei pressi di un rigoglioso bosco che avrebbe fornito il legname per le imbarcazioni.
Più avanti nel tempo la Storia s'interessa del territorio che un giorno avrebbe assunto il nome di Giarre. Nel 1081 passa per queste contrade il Gran Conte Ruggero (incoronato, poi, re di Sicilia il 27 settembre 1130) il quale temendo un agguato da parte dei saraceni invocò l'aiuto della Madonna, facendo voto di erigere un Santuario in Suo onore se fosse sopravvissuto. Una leggenda ci racconta che nell'imminenza della battaglia si udi uno squillare di trombe e un folto gruppo di cavalieri, coperti da candidi mantelli, si diresse contro i mori, che intimoriti da tanta forza, si ritirarono senza combattere. Il Condottiero per ringraziamento fece costruire un Santuario dedicandolo alla Madonna della Strada, che tradizione o no, tuttora resta un luogo venerato. Accanto vi fece scavare un pozzo da sempre conosciuto come 'Pozzo di Ruggero".
Le prime notizie storicamente valide sulla città le possiamo far risalire al periodo aragonese quando Re Alfonso (1416 - 1458) pose un gravame sulla borgata, o meglio le poche case sparse, di cui fece dono a Giovanni Montecateno, conte di Adernò. I gravami imposto furono il dazio della "Quartucciata ", ossia "della gabella di la caxa di lu vinu" e la gabella "usus vini" furono poi riscossi anche da Guglielmo Raimondo, figlio del primo concessionario, che a sua volta, nel 1490, ne fece dono al convento di San Francesco di Catania. [Cfr. Sebastiano Fresta, La Contea di Mascali, Giarre 1988]. Nel '500 il vescovo di Catania Monsignor Nicola Maria Caracciolo (1513-1569), nella sua qualità di conte di Mascali, di cui Giarre era quartiere, tra le altre cose lasciò in eredità il fondaco "delle giarri". Restando nel '500 riscontriamo in questo territorio un notevole incremento demografico. Il merito va ascritto allo stesso vescovo conte Caracciolo per aver avuto l'intuizione di concedere in enfiteusi il territorio della contea. Un territorio ricchissimo di acque e vegetazione e che fino a quel momento non era mai stato utilizzato al meglio. Cosi a poco a poco "il bosco di Mascali" lasciò sempre più posto alla coltivazione della vite e di altri prodotti dell'agricoltura, dovuto sia al duro lavoro di una moltitudine di contadini che vi si stabilirono con le loro famiglie, ma soprattutto agli investimenti economici di numerosi ricchi borghesi provenienti prevalentemente dalla vicina Acireale e da Messina. [Enfiteusi: Diritto reale di godimento su un fondo altrui. L'enfiteuta gode del "dominio utile" sul fondo stesso, obbligandosi a migliorarlo e a pagare al proprietario un canone annuo in denaro o in prodotti naturali].
Gli abitanti di Giarre del '600, diventata ormai grossa borgata, avvertirono la necessità di avere una chiesa propria. Abbiamo notizia che la chiesetta di Sant'Agata e Sant'Isidoro era già stata costruita nel 1680 e successivamente dichiarata sacramentale nel 1699. Nei pressi della chiesa troviamo i magazzini della Contea, con l'antica torre, dove erano riscossi i censi; la costruzione fu demolita nell'800 per far posto alla spaziosissima Piazza Duomo. Unico ricordo dei magazzini della Reale Contea di Mascali è tramandato da un olio su tela del Tuccari del 1725.
Giarre nel '700 a poco a poco fu proiettata ad occupare un posto preminente di questo versante etneo grazie ad una serie di avvenimenti favorevoli: - lo spostamento della via consolare che venne ad attraversare il centro di Giarre, che sostituiva il vecchio tracciato Trepunti-Macchia-Tagliaborsa-Mascali, [Mascali, prima dell'eruzione dell'Etna del 1928, che la distrusse completamente in soli tre giorni, era arroccata più a monte, nei pressi di Nunziata - Sant'Antonino], - la realizzazione di una fitta rete viaria che permetteva di far arrivare agevolmente a Giarre, a dorso di muli o sui "carramatti", i prodotti agricoli dalle borgate poste in collina. Le derrate in parte venivano imbarcate dalla spiaggia di Sant'Anna (l'antico "Arzanà"), passando attraverso l'antica via Cecchina, - la istituzione, nel 1761, di un Oratorio dei Padri di San Filippo Neri, che con la loro presenza hanno dato un notevole impulso alla crescita culturale dell'intero quartiere, - l'avvicendamento, dal 1765, con la "Mater omnium quartierorum" (Mascali), delle massime cariche cittadine per l'amministrazione ordinaria, - l'apertura, nel dicembre del 1784, dello "Stradone" per Riposto e per il mare (l'attuale Corso Italia) attraverso il quale l'olio ed il vino, che confluivano su Giarre, arrivavano molto più velocemente allo "scaro" di Riposto per il successivo imbarco con destinazione Malta, Napoli e altri porti del Mediterraneo.
Il 15 Maggio 1815 finalmente, dopo anni di lotte e ripetute suppliche al Re, a Giarre fu concessa l'autonomia da Mascali. Nel territorio assegnato al nuovo comune erano comprese le borgate di Riposto con Torre, Sant'Alfio e Milo che, col tempo, videro riconosciuta la loro autonomia; Riposto nel 1841, Sant'Alfio nel 1927 e Milo nel 1955 [Giarre e Riposto si riunificarono in un unico comune denominato Giarre-Riposto il 9.11.1939, poi a partire da 12.5.1942 assunse il nome di Ionia, per separarsi ancora in due comuni autonomi il 22.9.1945].
Man mano che la popolazione del centro abitato aumentava e le case si congiungevano l'una all'altra lungo le strade già tracciate, venivano denominati i vari rioni. - "Test'a cursa" (cima della corsa), nei pressi dell'attuale albergo Sicilia, era il punto di arrivo di una corsa di cavalli che si svolgeva ogni anno e si snodava lungo la via Callipoli. La corsa partiva dal - "Funnucu baruni", rione posto all'uscita nord, cosi denominato in quanto un tempo era il fondaco del barone Musumeci. - "Santu Sidurittu ", il nome è dovuto alla presenza di un altarino con una statuetta di Sant'Isidoro all'incrocio tra le attuali via Tommaseo e via Trimarchi. - "U Ponti", l'attuale Piazza Carmine, un tempo, nei piovosi giorni d'inverno, veniva collocato un ponte sulla strada per Riposto in modo da oltrepassare agevolmente il rio Canalai (il rio Canalai, ora sovrastato da importanti arterie stradali, attraversa tutto il centro storico di Giarre; è stato tristemente "riscoperto" a seguito dell'alluvione del 13.3.95). - 'I Lochira" (le casette), nei pressi dell'attuale via Torrisi, uno tra i primi insediamenti di Giarre, cosi come - "u Cummentu", che si affaccia sull'attuale piazza Macherione dove sorgeva il convento degli Agostiniani Scalzi (oggi sede di uffici comunali) e - "u chianu a fera" (piazza della fiera), l'attuale piazza Biagio Andò, un tempo denominata piazza Armieri. Ed infine il - "Campu Santu Vecchiu ", sito adibito fino al '700, prima che fosse emanato l'editto napoleonico di Saint Cloud, a cimitero e poi centralissimo rione popolare.
Per descrivere il fermento e la vivacità della cittadina del tempo riportiamo l'interessante relazione che l'arch. Vincenzo Maria Russo inviò alla Gran Corte Civile di Palermo: " ... siegue una piazza, in cui vi sono le botteghe delli macelli, e di venditori di commestibili, finisce infine la suddetta spaziosa strada, in comunicazione sempre d'abitazioni, toccando il sopradetto punto opposto di mezzogiorno della cennata strada consolare. Nel corso della suddetta strada, vi sono quattro botteghe di sorbetterie, un caffè, una camera di conversazione, tre orefici ed argentieri di prima opera, due botteghe di droghe e generi coloniali, quattro botteghe di panni, e telerie, una bottega di drapperie di seta, varie di coriame, varie di rame, diverse di ferro, molte di lana colorata, e simili, una fabbrica di cappelli, circa 24 fabbricatori di pasta tutti colle rispettive botteghe di detto genere.
Vi sono diversi opifici di tintore, vi sono vari fabbricatori armieri di prima opera, tre fabbriche di sapone, una fabbrica di calzette di seta, e diverse fabbriche di rosoli, spiriti di vino, ed acquaviti, vi esistono ancora due armatorie, e numero 10 officine di Notai. Vi sono delle botteghe di falegname, caseggiatori di opera bianca, tornatori, intagliatori e simili. Vi sono ancora quattro grandi alberghi, due grandi locande ed una piccola, due trattorie e tanti altri diversi artieri d'ogni condizione".
Un centro d'affari di primaria importanza quindi, che prosperava anche grazie ai traffici commerciali intessuti con il nord Europa.
(Cfr. Mario Cavallaro, Lo Scoutismo a Giarre, Bracchi Giarre, 1998)

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